Pensieri sulla Kale, la Fortezza di Ankara

Scrivendo spesso della Turchia su questo sito e in genere sulla non convenienza che questo Paese amico entri nell'Unione Europea, sento anche il bisogno di rivelare qualche pensiero su quello che mi lega alla Turchia.

I miei cinque anni in Turchia (all'ambasciata olandese ad Ankara) mi hanno donato molti ricordi sui quali ancora per molto tempo potrò riflettere e sentirmi felice. Ho composto anche un piccolo libro di poesie di argomento turco (Segni di Anatolia) che potrebbero mostrare che perfino la vena poetica non manca.

L'avventura turca per me cominciava già prima di essere in Turchia, cioè a Belgrado, la mia prima destinazione diplomatica, per oltre cinque secoli terra disputata con la Turchia. Raramente cominciavo il mio giorno lavorativo senza aver fatto una passeggiata rapida attraverso la fortezza che porta il nome turco "Kalemegdan". Cioè la piazza e la fortezza, - "Kale" - alla confluenza dei grandi fiumi Danubio e Sava. Fu anche la piazzaforte dove il Gran Viziro Kara Mustafa fu strozzato (1683) su ordine del Sultano Mehmet IV dopo l'assedio mancato di Vienna.
Nelle serate d'estivo se la brezza era nella buona direzione, nel mio appartamento amavo sentire il ruggire dei leoni di Kalemegdan che nelle loro fosse aspettavano il mangiare.

Aggiungi a questa esperienza la città di Istambul. Ci venivo da Ankara regolarmente e anche in anni recenti vi sono tornato con la mia famiglia per festeggiare un Capodanno e rivedere amici turchi.
Mi ricordo che nel palazzo del nostro Console Generale (antica Ambasciata prima del trasferimento ad Ankara) la cappella aveva bisogno di un nuovo organo. Quando al telefono tra Ankara e Istambul discutevamo delle possibilità di trovare soldi, suggerii di dare le antiche canne dell'organo una per una agli amici olandesi e turchi che volessero dare un contributo generoso. C'è chi può dire che nel suo salotto ha una canna d'organo originale.

Aggiungi a questo le gite verso l'interno del Paese, ricco di tanta eredità classica, alla costa del Mar Nero, ai porti antichi della costa del sud dove potei venerare San Nicola nella sua propria cattedrale a fianco delle ripide montagne e vedere la breccia nella tomba causata dai rapinatori veneziani che, avendo necessità di santi per essere più forti nei confronti di Roma, rubarono la salma del santo patrono celeste dei viaggiatori e dei bambini, ancora venerato in Olanda e in Germania.

Aggiungi il Lago di Van dove potevo vedere il treno giornaliero quando scendeva lentamente sul ponte che lo traversava atraverso il grabnde lago.
Sull'altra sponda del lagom a Van, ammiravo le iscrizioni ermetiche sulle mura della fortezza plurimillenaria. Una volpe sorpresa dalla mia visita scappò quasi tra le mie gambe per allontanarsi. Fu come un lampo rosso che durava un solo secondo.

Aggiungi il posto desolato vicino dove gli Armeni ebbero la loro borgata.
Le case di legna erano bruciate e sparite, ma le base di pietra si vedevano acora tra l'erbe alta abitata da serpenti. Un luogo di pensieri oscuri. In questi anni ebbi un collaboratore commerciale in ambasciata di cui il nonno , governatore di una provincia osava oppore un rifiuto agli ordini mortiferi di Talaat Pasha. La carriera del nonno dopo tale gesto pericoloso non ne soffri a lungo tempo, perche piu tardi ebbe perfino il governatorato di Gerusalemme. Questo mostra che nell amministrazione Turca di quell epoca non mancavano qua e la alcuni uomini di corraggio che vedevano la realta e rifiutarono gli ordini iniqui. Il loro coraggio fu qualche volta riconoscuto dalle autorita.

Aggiungi Ankara con la sua roccaforte, il "Kale" nel sommo di una collina. Mi piaceva qualche volta fare delle passeggiate. La mattina dalla terrazza del mio appartamento potevo vedere la vetta del Kale illuminata dal sole e fregiata da una grande bandiera rossa. In quel modo dai primi momenti della giornata mi sentivo a contatto con la ricca storia del Paese.

Aggiungi l'Ambasciata italiana e la sua cappella dove ebbi occasione di leggere alla comunità riunita una lettera di San Paolo destinata ai Galati, predecessori degli abitanti di oggi di quella regione. Se ora pochi Turchi si ricordano di San Paolo, molti hanno ancora la loro parte di sangue dei Galati (come anche dei Lidi, dei Frigi, degli Ittiti, dei Greci e dei Romani).
Un sabato nella Sinagoga ebbi l'onore di portare sulle mie spalle, sostenuta dalle mie mani, la sacra Torah. I fedeli ebrei s'inchinavano e baciavano i nastri che pendevano dai ruoli pesanti. Fu per me un momento di trepidazione profonda.

Aggiungi i resti della città di Gordion che visitavo regolarmente, anche perché mi piaceva la collina tombale. Entravo volentieri nel recinto formato dagli enormi travi di legna che sembravano in perfetta condizione anche dopo due e mezzo millenario. Ma se vedevo nel pozzo alcune armi antichi non vedevo nessun osso. Dove sarebbero finite gli ossi di Re Mida? Fu un'avventura speciale che anni dopo, dietro un discreto segnale di un archeologo famoso potei finalmente vedere il cranio reale in una scatola da scarpe sulla tavola di un professore di paleoantropologia.
Forse quell'avventura meriterebbe di essere raccontata più diffusamente.

Ma oggi vorrei finire questa nota con un riferimento ad Ataturk la cui immagine è ancora su tutti i muri e in tutti i cuori.
Quando osservo un suo ritratto mi pare di vedere un uomo di stragrandi capacità, nel bene e nel male, con un destino grave e anche pericoloso. Il suo fu un successo tremendo in tutti i sensi, avendo creato un nuovo Stato, forse anche una Nazione. Tale creazione ebbe nel inizio i suoi tentennamenti nella ricerca di nuovi antenati. I Sumeri non soddisfacevano. Altre radici furono esaminate e non passavano anche loro. Finalmente il padre dei Turchi si riconobbe nei Figli del Lupo venuti dall'Asia centrale. Si potrebbe vedere qualcosa del Lupo negli occhi del grande generale?
Il suo palazzo poitevo vedere dalla mia terrazza se invice dri guyardare la fortezza di Ankara mi tronai un po verso sinistra. Nel palazzo presidenziale entrai qualche volta, all' occasione del ricevimento dato dal successore nel giorno della festa nazionale.
Una volta il President Koruturk non fu solo a ricevere i dignitari ma alla sua sinistra - grande sorpresa di tutti - stava lo Scià di Persia (ora Iran). "Si stringe la mano di Sua Maestà" sussurrava il capo del cerimoniale per incoraggiarci.

Di Ataturk forse si parlerà un altro giorno. Ma oggi non mi sfugge dalla memoria un motto che a lui fu attribuito quando qualcuno gli chiese che cosa apprezzava soprattutto delle donne. La sua risposta fu arcibreve: "disponibilità".

Possiamo sorridere a tale risposta che si presta a varie interpretazioni. La disponibilità fisica non è esclusa e un sospetto di "pascià e odalisca" è lecito. Ma non escludiamo un altro significato di quella parola e cioè una disponibilità spirituale, materna, ma possibile anche negli uomini.
Nelle nostre societa molte vocazioni possono avere una parte di tale disponibilità. Senza questo apporto di disponibilità il nostro mondo sarebbe talmente povero e impossibile!
Se pensiamo a questa possibilità contenuta nella breve risposta allora diventa un fatto culturale di prim'ordine. Il Lupo poteva essere pericoloso, ma aveva una grandezza fulminea.

Anton Smitsendonk
Parigi-Bangkok-Pechino 090319

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